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sábado, 10 de outubro de 2026

não entendi patavina,/ dom Niculavn Oddvn Patavinvn? Nicolò da Rinco / Niccolò di Odo da Padova)

 dom Niculavn Oddvun Panatinvn

 

A expressão "não entendi patavina" significa não entender absolutamente nada sobre o que foi dito ou explicado 

 

aqui o livro do Patavinvn.

Nicolau Odu Patavium 

 pqp Iohannes de Ventimiglia! (sacanagem eu queria me lembrar mas não lembro mais dos Ventimiglia)

socorro finalmente, porque está mencionado num livro de Topografia?

O termo Nicolaum Odum Patavinum é uma expressão em latim que se traduz historicamente como Nicolau Odo de Pádua (ou Nicolò da Rinco / Niccolò di Odo da Padova), um médico, professor e cirurgião italiano medieval ativo na cidade de Pádua no século XIV.
A expressão identifica três elementos principais em latim:
  • Nicolaum (acusativo de Nicolaus): Nicolau.
  • Odum: Filho de Odo / Odonis (indicando sua linhagem familiar).
  • Patavinum: Paduano (nascido ou associado à cidade de Pádua, cujo nome em latim é Patavium).
Ele é frequentemente citado em antigos compêndios e cronologias da história da medicina e da cirurgia — como a clássica obra Historia Gymnasii Patavini — por sua atuação prática e docente na prestigiada Universidade de Pádua.

 

Niccolò degli Oddi (1560–1626), often referred to as Niccolò degli Oddi padovano, was an Italian writer, scholar, and religious figure from Padua during the Renaissance. 
Key Details & Works
  • Birth & Death: Born in Padua in 1560 and died in 1626.
  • Notable Publication: He authored the literary critique and defense titled Dialogo di Don Nicolo de gli Oddi padovano in difesa di Camillo Pellegrini, contra gli Academici della Crusca, published in Venice in 1587 by Domenico & Giovanni Battista Guerra.
  • Literary Connection: He corresponded with figures of the era, including the poet Torquato Tasso

 

Aetnae topographia

Omodei, Antonio Filoteo degli

Venetiae, 1591

https://www.digitale-sammlungen.de/en/view/bsb10985908?q=%28Topographia+Silesiae%29&page=,1

    Venetiae
Date
    1591
Extent
    [4] Bl., 56 S., [3] Bl.
Language
    Not identified
Media type
    Book
Identifier
    BSB-ID 991036911269707356
Identifier
    BV001495222
Identifier
    WorldCat: 165878183
Holding institution
    München, Bayerische Staatsbibliothek

 

 

Antonio Filoteo degli Omodei

https://www.adranoantologia.it/antologia-di-scritti/dal-medioevo-al-seicento/giulio-omodeo-degli-omodei-descrizione-della-sicilia-meta-sec-xvi/ 

https://www.adranoantologia.it/antologia-di-scritti/dal-medioevo-al-seicento/giulio-omodeo-degli-omodei-descrizione-della-sicilia-meta-sec-xvi/ 

Descrizione della Sicilia, metà sec. XVI
Antonio Filoteo degli Omodei nacque a Castiglione di Sicilia, nei primi anni del ‘500; è oggi unanimamente considerato uno dei maggiori studiosi della Sicilia del sec. XVI: si occupò di storia e geografia della Sicilia e dell’Etna, scrisse anche alcune opere letterarie e trattò in un’opera anche del famoso Concilio di Trento della seconda metà del ‘500.
Alcune delle sue opere manoscritte sono state firmate con il nome di Giulio e non con quello di Antonio: tuttavia, dopo attente analisi condotte già a partire dalla seconda metà dell’800 da Gioacchino di Marzo e da altri studiosi in tempi più recenti, oggi si ritiene che si tratti della stessa persona.

L’opera di cui si riporta un brano in questa pagina, con una descrizione breve ma efficace della Adernò del sec. XVI, è la “Descrizione della Sicilia nel sec. XVI” rimasta per tanto tempo solo manoscritta con il titolo originario “La Sicilia ristorata et illustrata”, che il Filoteo completò verso il 1557. Fu Gioacchino di marzo a pubblicare l’opera nella collana “Biblioteca storica e letteraria di Sicilia”, vol. VI, nel 1877. Sempre intorno al 1556-57 Antonio Filoteo pubblica anche “Aetna Topographia”, una descrizione dell’Etna e dei suoi fenomeni eruttivi, alcuni dei quali osservati e studiati direttamente in prima persona dall’autore. L’illustre studioso morì intorno al 1573, a Roma, città in cui soggiornò più volte dopo il 1548-49.

“Ora tirando da Bronte per le falde del Mongibello circa 14 miglia, si arriva ad una terra chiamata Adernò col titolo di conte di casa Moncada, chiamata da Plutarco in “Timoleonte” Adrano, lungi (com’ei vuole) da Taormina circa 45 o 50 miglia; la quale in quei tempi era città molto stimata, benchè picciola, per rispetto della superstiziosa religione del dio Adrano, quale con somma religione adoravano, dal quale prese il nome, dove Timoleonte, aiutato da Andromaco, padre di Timeo istorico, partendosi da Taormina, sconfisse improvvisamente gli eserciti di Iceta e liberò Siracusa.
È oggi questa terra molto forte e abbondante di acque e di vettovaglie, posta in un luogo rilevato ed alto sul sinistro lato del fiume grande della Giarretta e sotto le radici di Mongibello.”

(Antonio Filoteo degli Omodei, “Descrizione della Sicilia”, metà sec. XVI.

 




 

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