Il problema è quello di trovare un fondamento che regga il tutto: un codice, o un codice dei codici, o
un “ur
-
codice”, ovvero una “struttura” di base che, appunto, regga il tutto. Eco dichiarò “assente”questa “struttura” in una sua opera giovanile
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. Ma il problema rimase e continuò ad essere presente, sottotraccia, in tutto il suo lavoro. E quello che ne è derivato lo dice chiaramente Adso, lecui parole riconfermano essere
la meditazione su questa “struttura”
- Dio nella tradizione cristiana
–
il tema centrale della meditazione di Eco; e nel contempo riconfermano anche
l’impossibilità della“presenza” di questa “struttura”:
… come può esistere
un essere necessario totalment
e intessuto di possibile? Che differenza c’è allora tra Dio e il caos primigenio? Affermare l’assoluta onnipotenza di Dio e la sua assoluta disponibilità rispetto alle sue scelte, non equivale
a dimostrare che Dio non esiste?
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Nel confronto delle idee, se ci basiamo sulla semiosi illimitata
–
nel nostro caso specifico di studiosidi Dante - sulla critica figurale -, potendo chiunque «[battere] i tasti fino a dar loro la forma cheservirà ai [propri fini]fini» o, che è lo stesso, potendo chiunque «
exponere […] quod ipse vellet,
adconfirmationem opinionis suae», viene meno «il criterio stesso della verità»
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e la ragione andrà
sempre a chi ha più potere, o economico, o politico, o sociale. E l’incoerenza, la contraddizione etc.,
potranno farla da padroni.
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E il risultato è la distruzione sistematica della fiducia che èindispensabile per il legame tra le persone, per una società in armonia, ben organizzata e regolata e pacifica. Non si può sfuggire a questo destino di confusione globale, di caos ineluttabile?Forse sì. Si tratta di scegliere:
Grammatica o “bottone”?
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That is question.
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Riguardo ad Auerbach.
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Quanto ad Auerbach penso possa bastare questa sua candida ammissione:
Nicht ganz deutlich ist es mir, wie weit die ästhetischen Vorstellungen figural bestimmt sind
–
wie weit also dasKunstwerk als
figura
einer noch unerreichbaren Erfüllungswirklichkeit aufgefasst wird./
Non mi è del tutto chiaro fino ache punto le concezioni estetiche siano determinate figuralmente: ossia
fino a che punto l’opera d’arte sia vista come
figura di una realtà non ancora raggiunta e adempiuta.
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16
U.
E
CO
,
La struttura assente : introduzione alla ricerca semiologica
, Milano, Bompiani,1968
.
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L’angoscia di questa nostra condizione umana trova un’espressione lirica nel cap. 110 de
Il pendolo di Foucault
(1988), pp. 445-448, per me la lirica
–
ho detto “lirica”
- forse più alta della modernità (e non solo) nella sua desolata,stabilizzata e sorridente disperazione, carica anche come è di echi burriani (Eco e Burri si frequentarono fin dagli anni
’50, a Ro
ma, e rimasero solidali per tutta la vita).
18
U.
E
CO
,
Il nome della rosa
, cit., p. 496: è la “Struttura” a fornire «il criterio stesso della verità».
19
Bene il Manzoni: «Una feroce / forza il mondo possiede e fa nomarsi/ dritto»,
Adelchi
, atto V, scena VII. E bene
Kafka: «Die Lüge wird zur Weltordnung gemacht/ La bugia è alla base dell’ordine universale»,
Vor dem Gesetz
. Nonho intuizioni migliori su questo problema.
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Con riferimento ad un concetto ultimamente emerso in politica: invenzione geniale con cui si è contribuito anche
all’arricchimento del vocabolario diplomatico.
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Un giovane: « La verità è la condizione ontologica del senso del discorso. Ciò che diciamo può avere senso acondizione che la verità sia. Dire che la verità non è, costituisce una contraddizione logica che invalida il nostro stessodire. Se la verità non è, tutto è possibile e non ci può essere differenza tra vero e falso. Se tutto è relativo, si può diretutto e il contrario di tutto, V.incenzo Ariano, "Adam Smith e noi. Dalla fabbrica degli spilli alla fabbrica dei desideri",